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Scelgo di votare NO

 

Voterò NO, al referendum del 4 dicembre, innanzitutto perché non condivido il merito della riforma costituzionale (come mi sforzerò di dimostrare più avanti) e poi perché trovo inaccettabile che un leader politico, Matteo Renzi, pensi ogni volta che l’autorevolezza del suo governo debba passare necessariamente per la divisione del Paese, per quella del partito di cui è segretario, per lo scontro permanente con tutti i soggetti che sono stati, e sono, parte fondamentale della storia della sinistra italiana (dal sindacato, CGIL e FIOM in particolare, all’ANPI ecc). Io credo che, in questo modo, la vera rottamazione messa in campo da Renzi sia stata quella dei valori più che degli uomini, a abbia avuto l’effetto dirompente di spaccare non solo la sinistra politica  ma – cosa ancora più grave – quello di lacerare il tessuto sociale del Paese, grazie all’approvazione di provvedimenti iniqui (vedi soppressione dell’art. 18, Jobs Act, buona scuola, decreto “salvabanche”ecc) e velleitari (si pensi alla cosiddetta riforma della Pubblica Amministrazione, clamorosamente bocciata dalla Corte Costituzionale), che hanno duramente aggravato le già difficili condizioni di vita del lavoratori e dei ceti più deboli della popolazione (precari, disoccupati, giovani, donne, senza dimenticare i disabili e le loro famiglie).

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Aumentare i finanziamenti alla ricerca e monitorarne i risultati

16 Novembre, fonte superando.it

Oltre centocinquanta tra ricercatori, finanziatori pubblici e privati e rappresentanti di enti regolatori, istituzioni di ricerca, comitati etici, editori e associazioni di pazienti hanno partecipato nei giorni scorsi alla Convention Nazionale GIMBE, per condividere le raccomandazioni della campagna internazionale The Lancet-REWARD, recentemente lanciata in Italia dalla Fondazione GIMBE, come avevamo riferito qualche mese fa.
Tale iniziativa (REWARD, lo ricordiamo, è l’acronimo di REduce research Waste And Reward Diligence) è finalizzata ad ottenere il massimo ritorno in termini di salute dalle risorse investite nella ricerca biomedica e in base ad essa erano stato formulate diciassette Raccomandazioni 

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Sostegno senza titolo, studente senza inclusione!

3 Novembre, fonte superando.it

In vista della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità [3 dicembre, N.d.R.], il Ministero dell’Istruzione ha reso noto che in Italia vi sono circa 235.000 studenti con disabilità, quasi il 2,7% del numero complessivo degli alunni frequentanti, con un incremento del 40% in dieci anni. Il 95,8% di essi è portatore di una disabilità psicofisica, l’1,6% di una disabilità visiva, il 2,7% di una disabilità uditiva (fonte: MIUR-DGCASIS, Ufficio Statistica e Studi – Rilevazioni sulle Scuole).
L’enorme domanda di insegnanti di sostegno (circa 120.000 in servizio di cui circa il 60% di ruolo) ha letteralmente destabilizzato il sistema scolastico territoriale, avendo lo stesso Ministero dovuto ricorrere a provvedimenti “raffazzonati”, come la Nota Protocollo n. 24306 del 1° settembre scorso, che recita testualmente: «In caso di esaurimento degli elenchi degli insegnanti di sostegno compresi nelle graduatorie ad esaurimento, i posti eventualmente residuati sono assegnati dai dirigenti scolastici delle scuole in cui esistono le disponibilità, utilizzando gli elenchi tratti dalle graduatorie di circolo e d’istituto, di prima, seconda e terza fascia».
Diverse aberrazioni nell’utilizzo dei posti vacanti di sostegno sono state poi generate anche da numerosi Uffici Scolastici Regionali, consentendo a docenti di classi di concorso in esubero oppure a docenti che avessero fatto richiesta di assegnazione provvisoria, di coprire le cattedre di sostegno.

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Da 7 anni cerco lavoro, ma nessuno mi assume perché sono disabile

fonte disabili.com

Nonostante la legge e gli strumenti che dovrebbero agevolare il lavoro delle persone appartenenti alle categorie protette, un ragazzo di venticinque anni continua a essere rifiutato

La storia di Danilo mi arriva con un post su Facebook: una richiesta di aiuto, una necessità di raccontarsi soprattutto. Scopro allora che Danilo le sta provando davvero tutte per trovare un lavoro, e la sua disperazione è un sentimento che un ragazzo di venticinque anni non dovrebbe avere. 
Danilo Massimi
Quella che mi racconta Danilo è la storia che accomuna molte persone con disabilità, ed è in qualche modo la dimostrazione del fallimento (o della necessaria riforma) degli strumenti di inclusione lavorativa per persone disabili attualmente previsti in Italia. 
Ma andiamo con ordine, lascio a lui presentare la sua storia.

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