Stampa

Si sposano due clochard. Il primo incontro su una panchina

Scritto da Super User. Postato in Storie di Invisibili

https://milano.repubblica.it/

Silvia e Alessandro per ora vivono in un dormitorio ma presto torneranno in strada. Due sacchi a pelo tra i regali di nozze

Il pranzo di nozze si è tenuto nel dormitorio dove per ora passano le notti e gli amici hanno regalato loro generi alimentari e coperte per quando torneranno in strada: quello di Silvia e Alessandro, due clochard di Como, è stato un matrimonio particolare e non solo perché è stato celebrato ai tempi del coronavirus. "Si sono conosciuti dieci anni fa su una panchina e noi li seguiamo e aiutiamo da allora – racconta Gianfranco Moretti, coordinatore del gruppo comasco dei City Angels – Vederli sposati è meraviglioso e dimostra una volta di più che al cuore non interessa dove una persona viva o quanti soldi abbia. Conta solo l’amore".

La sposa, originaria di Faloppio, ha 36 anni. "Ha un sorriso bellissimo. Finalmente l’abbiamo vista davvero felice - racconta ancora Moretti - Non mi ha raccontato tutta la sua storia ma da quello che mi ha detto ho capito che vive così per scelta". Lo sposo ha 53 anni. I City Angels, i responsabili della Caritas e gli operatori della Croce Rossa hanno preparato la festa, com’era possibile in questi giorni di prescrizioni per il coronavirus.

Stampa

Alhamdulaah

Scritto da Super User. Postato in Storie di Invisibili

بهاءالدين محمد

Alhamdulaah sempre per tutto quello che ho buone e grandi notizie
Vi ricordate questo bambino con il cancro e che ha bisogno di inserire gli ospedali della Turchia per cure? ?? Note?? Altri progetti??
Sì sì grazie a Dio questo bambino è diventato in Turchia nello stato di şanlıurfa in ospedale lì per cure Alhamdulaah.

Stampa

Boltiere e la tragedia di Karim, che cercava vestiti in strada: «Ucciso da una vita povera»

Scritto da Super User. Postato in Storie di Invisibili

corriere.it

È successo così anche martedì sera, nel parcheggio di via Monte Grappa, dove, tolte le ciabatte, Karim si è issato su una pigna di sacchetti di abiti per raggiungere la parte alta del cassonetto, dove poi è rimasto incastrato dal basculante. L’orario è ancora in corso di accertamento da parte dei carabinieri di Zingonia. Il bambino è stato trovato poco dopo le otto da una passante, quando già non reagiva più.

La difficile situazione famigliare di Karim era nota. Secondo di cinque fratelli, il più grande ha 11 anni, il più piccolo 2, viveva in una casa comunale con la mamma italiana, mentre il papà della Costa d’Avorio va avanti e indietro dal Paese d’origine. Non si può dire che mancasse l’affetto in famiglia, ma con forti problemi. «Dal 2013 la famiglia è seguita dal Tribunale per i minorenni di Brescia — spiega l’assessore ai Servizi sociali Cinzia Begnardi — che non ha mai disposto l’allontanamento dei bambini ma sempre un sostegno alla genitorialità. In questa direzione si sono mossi tutti i nostri interventi».

Stampa

GUERRA

Scritto da Super User. Postato in Storie di Invisibili

In questa drammatica fotografia, Admira Ismic e Boško Brikic avevano solo 25 anni. Lei musulmana e lui serbo ortodosso, si erano innamorati a Sarajevo, quando avevano appena 17 anni. Un amore così forte e sincero che, nonostante l'odio etnico, non cadde neanche quando i serbi circondarono la città. Il 19 maggio 1993, Admira e Boško fuggivano da tutto questo. Raggiunto il ponte di Vrbanja, che collega il quartiere di Grbavica con quello di Marin Dvor, Boško fu colpito da un cecchino appostato sulle montagne. Anche Admira fu colpita, ma nonostante fosse ferita ebbe la forza di trascinarsi sul corpo ormai esangue del compagno. Fu il loro ultimo abbraccio, prima di morire. Il loro dramma, tuttavia, non finì tanto presto. I due giovani innamorati rimasero immobili in quell'abbraccio mortale per otto giorni, esposti come monito fino a quando il "cessate il fuoco" non consentì di recuperare i corpi e dargli una sepoltura l'uno accanto all'altro. Perché nonostante tutto, alla fine, l'amore prevalse sull'odio.

Stampa

T.S.O. storie di ordinari abusi durante l’emergenza sanitaria

Scritto da Super User. Postato in Storie di Invisibili

pressenza.com

Alcuni giorni fa c’è stato un inquietante caso di Trattamento Sanitario Obbligatorio a cui è stato sottoposto un 33enne, Dario Musso abitante a Ravanusa, in Sicilia, provincia di Agrigento. Dario il 2 di maggio scorso semplicemente con un megafono parlava ai suoi concittadini invitandoli ad uscire di casa, a tornare alla vita normale, a ribellarsi agli abusi. Per questo è stato avvicinato e poi fermato da una volante dei carabinieri che sono intervenuti in modo spropositato dal momento stesso in cui il ragazzo non dava segni di alterazione né aveva opposto resistenza, al contrario appariva tranquillo e collaborativo.
In un breve video caricato su Youtube si vede dapprima il ragazzo fermo su di un’automobile parlare al megafono invitando le persone a “svegliarsi” a uscire a ribellarsi, a non sottostare più alle restrizioni imposte con la quarantena, poi in un momento successivo con una ripresa dall’alto si vede il ragazzo in piedi fuori della macchina ragionare tranquillo essere avvicinato da due carabinieri e tre sanitari. Nel proseguo del video si vedono i carabinieri portargli le mani dietro la schiena e poi gettarlo malamente a terra, dopodiché i sanitari iniettargli qualcosa con una siringa, presumibilmente un sedativo.

Condividi su

FacebookTwitterGoogle BookmarksLinkedin