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DAMA, nuovo modello per l'accoglienza medica

La Stampa, Sara Sergi

Un modello il cui seme è stato piantato in Lombardia nel 2000 e che ora, ventidue anni dopo, arriva anche in Valle d'Aosta. È il progetto Dama e riguarda l'accoglienza medica e i percorsi diagnostici terapeutici differenziati dedicati ai disabili gravi e gravissimi, con grave disabilità intellettiva, comunicativa e neuromotoria. Il progetto è nato all'ospedale San Paolo di Milano e negli anni si è diffuso in alcune regioni fino a creare una rete nazionale.
Oggi arriva anche in Valle d'Aosta e il suo cuore sarà nel Day hospital multidisciplinare dell'ospedale Umberto Parini di Aosta. «Ci sono persone che hanno gli stessi diritti di tutte le altre che non riescono ad accedere agli ospedali come gli altri per come sono strutturati gli ospedali», spiega Filippo Ghelma, il direttore di Dama dell'Ospedale San Paolo. Fra i punti caratterizzanti ci sono la creazione di «un call center - prosegue Ghelma - a cui rispondono sempre le stesse persone» e «un'equipe dedicata con medici e infermieri "facilitatori" al servizio dei colleghi e delle persone».

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Io, disabile umiliato e discriminato costretto a scendere da un taxi

La Stampa

Da vent’anni mi muovo su una sedia a rotelle. Per la prima volta in vita mia un tassista mi ha fatto scendere dalla sua vettura. Mi ha detto che lui non trasporta «noi» disabili. È accaduto venerdì sera, ero arrivato in treno a Verona da Roma per partecipare a un evento come presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e della Federazione delle associazioni di persone con lesione al midollo spinale. Sceso dal treno, l’assistenza della Sala blu mi ha condotto alla pensilina dei taxi, dove avrei preso un mezzo per raggiungere il mio albergo. Pioveva. Sono salito su una vettura. Nel frattempo il tassista è sceso per vedere se avessi necessità con il bagaglio e si è accorto che sono in sedia a rotelle. Mi ha detto che sarei dovuto scendere dalla sua auto perché non prende a bordo persone nelle mie condizioni. Manco avessimo la peste.

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L’irrisolto problema dell’assistenza alle persone con disabilità

Superando, Salvatore Nocera

Elaborazione grafica sull'assistenza alle persone con disabilitàIl problema dell’assistenza alle persone con disabilità è da sempre gravissimo e tuttora irrisolto, continuando quasi sempre a gravare sui familiari. In tal senso sono illuminanti i numerosi articoli pubblicati da Giorgio Genta che, pur lavorando di giorno, trascorre la notte a vegliare la figlia che necessita di un’apparecchiatura elettrica per respirare, con il rischio che si stacchi il cavo di respirazione o venga meno la corrente elettrica. Genta, con il suo notorio “auto-umorismo”, si definisce spesso come “mulo da soma”, per dover da sempre portare questo peso che egli sopporta con grande gioia, ma, ovviamente, con immensa fatica.

La normativa ha dato talune risposte consistenti nel rendere meno difficile la conciliazione tra lavoro salariato esterno dei familiari e lavoro di cura a casa. Infatti da tempo i familiari prossimi fruiscono di tre giorni di permessi mensili retribuiti e di due annui di congedi retribuiti durante tutto l’arco della vita lavorativa. Però ciò non è sufficiente a risolvere tutti i problemi organizzativi.

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Disabili, ha vinto la logica del rinvio. Percorso in salita per chi governerà

Avvenire, Antonio Maria Mira

Quella che si conclude è stata una legislatura piuttosto confusa sulle politiche a favore della disabilità. Molte le riforme attese, scarsi o incompleti i risultati. Anni, oltretutto, caratterizzati dalla pandemia che è stata causa di ulteriore disagio per molte persone con disabilità e per le loro famiglie. Il Covid ha, infatti, reso evidente l'assenza di sistemi e servizi efficaci a favore dei disabili. Isolamento, scarsità di servizi domiciliari, centri diurni, di riabilitazione, di aggregazione chiusi per mesi, lasciando totalmente a carico delle famiglie l'assistenza, supportate spesso solo dall'impagabile mondo del volontariato. Per non parlare dei ritardi e della confusione sia per i tamponi che per i vaccini. Pandemia che, ancora una volta, ha fatto emergere la grave situazione sul fronte scolastico e l'impreparazione ad affrontare il passaggio alla Dad, ancor più complesso per ragazze e ragazzi che necessitano di sostegno, ma anche di socializzazione. Basti pensare ad alcune forme di disabilità mentale.

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Alta Corte, infima sentenza: vietato mostrare Down felici

Bimbi e adulti affetti da Sindrome di Down non possono sorridere, né apparire felici quando lo sono. Ovvero: ecco come l’eugenetica radicale è dottrina dello Stato francese, condivisa dalla Corte Europea dei Diritti Umani. La sconcertante decisione del 1° settembre che dà ragione al governo contro un video trasmesso in tv dalla Fondazione Lejeune per rassicurare le donne incinte sull'accoglienza dei bambini con Sindrome di Down. Così va in scena l'eugenetica pratica.
- NASCE LA GIORNATA MONDIALE CONTRO L'ABORTO, di Ermes Dovico
- LETTERA A UNA MADRE, di Daniela Frizzele

 

Bimbi e adulti affetti dalla Sindrome di Down non possono sorridere, né apparire felici quando lo sono. Ovvero: ecco come l’eugenetica radicale è dottrina dello Stato francese, condivisa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu). Progressivamente da almeno un ventennio, l’intero continente europeo si burla e calpesta la dignità umana e mistifica, solo nell’interesse delle lobby di potere, il concetto di diversità.

Però, ciò che è accaduto in Francia e, successivamente assecondato con un gesto di pavida compiacenza dalla Corte di Strasburgo, supera di gran lunga ogni prevedibile malignità. Il caso su cui la Cedu ha rifiutato di discutere lo scorso 1° settembre e, in questo modo, dato ragione al Governo francese, riguarda un video breve, "Dear Future Mom". Il video prodotto dai sostenitori dei bimbi affetti da sindrome di Downin collaborazione con la Fondazione Jérôme Lejeune, uno dei principali centri mondiali di ricerca e assistenza per le persone con sindrome di Down.

Le immagini incriminate iniziano citando un'e-mail di una madre incinta, in cerca di consigli: "Aspetto un bambino. Ho scoperto che ha la sindrome di Down. Ho paura: che tipo di vita avrà il mio bambino?". Seguono i messaggi di 15 adulti e bambini con sindrome di Down che, in diverse lingue, sereni e sorridenti, rassicurano la madre preoccupata: la vita con la sindrome di Down può essere felice e appagante.

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