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Educare bambini con disabilità nella scuola, cercando di renderli adulti felici

superando.it  Paola Di Michele *

Classe di scuola primaria con un bimbo in carrozzinaLa notizia del momento è la scuola. E, in particolare, l’inclusione scolastica dei bambini con disabilità e tutti quei casi in cui non è stato loro concesso di entrare a scuola o dove, semplicemente, è stata ridotta la loro frequenza scolastica per mancanza di insegnanti di sostegno o di assistenti all’autonomia e alla comunicazione.
Sulle testate giornalistiche è stata nei giorni scorsi la “notizia” del momento, come se si trattasse di uno scoop giornalistico riguardante qualcosa mai successo prima.
Personalmente ci ho ragionato a lungo, beninteso, per quel che può valere l’opinione di un’assistente all’autonomia e alla comunicazione.
È evidente che il piano del ragionamento non può essere quello legale. Nessun Dirigente Scolastico, infatti, metterebbe mai per iscritto una richiesta del genere, perché è più che evidente che, rifiutando la possibilità di frequenza scolastica a un bambino/bambina con disabilità certificata, si incorre in una violazione gravissima del suo diritto costituzionale all’istruzione, senza se e senza ma.

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Non si possono mai minimizzare o giustificare gli omicidi

superando.it     Simona Lancioni*

Karin Peeters, "Desperate" (©2006 Karin Peeters)

Non avrei voluto tornare sul tema dei/delle caregiver che uccidono le persone con disabilità di cui dovrebbero curarsi. Mi pesa molto doverlo fare. Ma c’è stato un nuovo caso qualche giorno fa a Napoli, ed esso è stato ancora una volta accompagnato da un’interpretazione che massimizza la disperazione di chi compie il crimine e minimizza, o non vede proprio, il danno per gli uomini e le donne con disabilità che ne sono vittime. Da caregiver non posso condividere questa lettura, e temo che essa possa incoraggiare l’emulazione di questi gesti.

Partiamo dai fatti, o sarebbe meglio dire dalle cronache riportate nei siti dei giornali. Uccide un figlio e ferisce l’altro nel sonno: tragedia nella notte a Napoli, è il titolo dell’articolo pubblicato sul sito del «Mattino» (cronaca di Napoli), il 30 agosto scorso.
Stando all’articolo, Giuseppe P., di 88 anni, pensionato, ha tentato di uccidere nel sonno i suoi due figli con disabilità sparando loro con una pistola illegalmente posseduta. Il fatto è avvenuto nel quartiere di Soccavo, alla periferia di Napoli. Il figlio più piccolo, 47 anni, interessato da una grave disabilità mentale e con necessità di assistenza continua, è stato colpito alla testa ed è morto sul colpo. L’altro, di 51 anni, con una disabilità lieve, ha riportato qualche ferita al braccio e non sarebbe in pericolo di vita.

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Ma perché dover dichiarare la propria fragilità per ottenere rispetto?

superando.it

Nella foto Francesca Masi insieme al figlio di 10 anni

Francesca Masi insieme al figlio di 10 anni

«Ho 45 anni e sono reduce (termine scelto con cognizione, lo stesso che si usa per i soldati dopo una guerra) da un trapianto di midollo da donatore. Cioè un estraneo si è fatto infilare un ago in un osso da dei medici per prelevare il midollo osseo che poi altri medici avrebbero infuso a me per guarirmi da un cancro nel sangue. Un gesto di solidarietà umana enorme!»: inizia così l’appello che Francesca Masi affida alla sua pagina Facebook e che, mentre scriviamo, ha già superato le 10.000 condivisioni.
Le sue maggiori preoccupazioni sono suscitate dalla prossima riapertura delle scuole: «Adesso sono a circa 50 giorni dal trapianto e sono ancora molto fragile, sono una paziente immunodepressa (con le difese immunitarie, cioè quelle cellule che ci proteggono dalle malattie, che hanno valori molto bassi nel sangue). Ho un bimbo di 10 anni che tra pochi giorni dovrà andare a scuola. Vista la mia situazione, se i compagni o gli insegnanti (spero proprio che non accada!) non indossano la mascherina e non prendono le precauzioni che ormai conosciamo tutti a tutela del contagio da Covid, io rischio la vita. E lui questo lo sa».

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Come dovrà essere il nuovo Piano Educativo Individualizzato

superando.it

Alunno con disabilitàCon l’approvazione del Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione scolastica e del successivo Decreto Legislativo correttivo del precedente 96/19, il PEI (Piano Educativo Individualizzato) degli alunni e delle alunne con accertata condizione di disabilità di ogni ordine e grado di scuola è divenuto sostanzialmente parte integrante del progetto individuale di cui all’articolo 14 della Legge 328/00. Per questo la redazione del PEI ha subito una serie di modifiche rispetto alla normativa precedente, formalizzate ora dal Ministero dell’Istruzione in una bozza di Linee Guida, che è stata attentamente esaminata dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e dalle varie organizzazioni ad essa aderenti.
In questi giorni, dunque, la Federazione ha proposto alla Consulta dell’Osservatorio Ministeriale Permanente sull’Inclusione, nonché al Comitato Tedcnico-Scientifico dell’Osservatorio stesso, un proprio ampio documento di Considerazioni sulla bozza di Linee Guida per la compilazione del nuovo PEI, «esplicitando – come si legge nella parte introduttiva – una serie di rilievi, specie laddove con queste bozze di Linee Guida sembrano introdursi elementi del tutto contrastanti o comunque assolutamente nuovi rispetto ai modelli di PEI», oltreché «facendo seguire specifiche osservazioni e spesso proponendo anche una già ben determinata soluzione».

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