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Comunicato Stampa MondoDisabiliFuture

[...] E' doloroso dover constatare, una volta di troppo, che il carico di responsabilità e gestione sia affidato nuovamente alle famiglie e che a farne le spese siano ancora gli alunni Disabili e BES, discriminati rispetto ai loro compagni di classe nel Diritto allo studio e all’Inclusione [...]

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Rendere concretamente esigibili i diritti delle persone con disabilità

superando.it

Elaborazione grafica basata su varie parole (al centro "disabilità")«Nel corso della pandemia le persone con disabilità hanno sofferto più degli altri»: è a partire da questa constatazione di drammatica semplicità, che i Presidenti di FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), rispettivamente Vincenzo Falabella e Nazaro Pagano, sono stati auditi qualche giorno fa dalla Commissione Affari Sociali della Camera, rispetto al cosiddetto Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentato dalla Presidenza del Consiglio, in vista dell’utilizzo dei fondi stanziati dal Recovery Fund dell’Unione Europea.
Per l’occasione, le due Federazioni hanno depositato un proprio documento redatto congiuntamente (disponibile integralmente a questo link), per chiedere «un profondo ripensamento dell’attuale sistema di welfare, in modo da garantire che in modo omogeneo, sull’intero territorio nazionale, i diritti civili ed umani di tutte le persone con disabilità vengano rispettati e resi concretamente esigibili».

Tra le varie proposte contenute nel documento citato, da segnalare la richiesta di aggiornamento dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), e l’introduzione di nuovi strumenti di garanzia, quali i LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali), «da finanziare – secondo le Federazioni – attraverso la costituzione di un fondo nazionale alimentato dalla fiscalità generale».
Si insiste inoltre sulla necessità di riformare la Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), al fine di «consentire un accesso più equo al mondo del lavoro da parte delle persone con disabilità, e in particolare da parte delle donne», tenendo anche conto del fatto che «il tasso di disoccupazione delle stesse persone con disabilità è pari a otto volte rispetto a quello calcolato sul mercato del lavoro ordinario, una situazione di svantaggio che ora rischia di aggravarsi a causa della pandemia e con la fine del blocco dei licenziamenti».

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C’è vita nell’involucro della disabilità!

superando.it    Antonio Giuseppe Malafarina

La mia operatrice sociosanitaria mi guarda e dice: «Perché, tu che preoccupazioni hai?». Stavamo parlando di insonnia. Le stavo spiegando che molti giorni dormo solo tre ore. Che certe volte la notte è lunga a passare, come la vita. E, come la vita, mentre ti tormenti in cerca di un diversivo, lei passa lo stesso, beffarda. La gente percepisce le persone con disabilità prive di vita normale. È il caso di parlarne.

Mi vedi e pensi: «Caspita, che persona elegante!». In tanti mi collocano nell’area delle persone originali, curate, “stilose”. Ho un aforisma in proposito: la prima impressione rivela l’essenza dell’individuo quanto ne cela la storia. Non cercatelo fra quelli di Wilde, è mio.
Per le persone con disabilità allettate, al primo sguardo non viene di pensare a che cosa si svolga su quel letto prima e dopo quello sguardo. La persona emerge potentemente privilegiata nella sua impotenza, benché questo possa diventare elemento di ammirazione di fronte alle sue presunte capacità. Ed è questo che probabilmente enfatizza il mio costume. Il resto è irrilevante. Tu sei quello lì, ciò che ti circonda si perde fra il non riuscire a comprendere e il non volerlo fare.
Conversando, i più arditi azzardano domande sul trascorrere della giornata. Domande oneste che aiutano a rivelare un mondo racchiuso in un letto: dall’igiene al lavoro, dalla sessualità al cibo.
Le nubi un po’ si diradano, qualcuno si stupisce. Qualcuno si stupisce della sua stupidità. Il non capire subito non sempre è segno di mancanza di arguzia. Qualche volta è banalmente figlio primogenito dell’imbecillità.

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Nessuno dev’essere incluso perché nessuno dev’essere escluso

superando.it, Marino Bottà *

Immagine della locandina della terza Conferenza Regionale dell'Emilia Romagna sull'Inclusione delle Persone con Disabilità (Bologna, 18-19 giugno 2018)

La disabilità è come un tratto di mare: lo si può guardare dalla spiaggia, nuotare, fare snorkeling o immergersi. È sempre lo stesso tratto di mare, ma cambia il paesaggio, il modo di viverlo e le emozioni che si possono provare. Così è la disabilità. Accompagnarsi al suo mondo dà valore ad ogni cosa e porta a comprendere che ogni superficialità ha una sua profondità. Dipende da noi, scoprire le profondità della vita, o vivere nella superficialità dell’essere.

È passato mezzo secolo e più dal tempo dei “matti”, “subnormali”, “storpi” e “mutilati”, relegati in manicomi, in strutture speciali, in laboratori e reparti protetti, o ai margini della società. Culturalmente abbiamo fatto un buon tratto di strada, ma quanta ne avremmo potuto fare se non avessimo ascoltato le sirene della società dei consumi, delle apparenze, delle connessioni online, dell’arido e perdente individualismo che ha caratterizzato gli ultimi decenni?

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Disabili, a lavoro la ‘diversità’ è un valore aggiunto: così vanno sensibilizzate le imprese

ilfattoquotidiano.it  Giuseppe Leocata*

Disabili, a lavoro la ‘diversità’ è un valore aggiunto: così vanno sensibilizzate le imprese

Parlare di disabilità e lavoro in epoca di pandemia non è semplice e in un momento in cui il lavoro è sotto pesante attacco a causa del virus, in cui alcune persone sostengono che “è meglio morire di Covid che di fame” e in cui il premier Giuseppe Conte tenta di porre degli argini in mezzo a un mare molto mosso, i lavoratori con disabilità vanno gestiti in ambito aziendale come tutti gli altri: la ‘diversità’ è un valore aggiunto, anche per i normodotati.

In questi mesi si è dibattuto molto su ‘fragilità e lavoro’; i Dpcm dovrebbero dare maggiori indicazioni ed è necessario un sostanziale intervento della medicina nello stabilire dei confini all’interno dei quali muoversi per garantire più sicurezza ai lavoratori e una loro maggiore presenza al lavoro, ove e come possibile, fornendo linee guida generali a coloro che nelle specifiche realtà devono prendere delle decisioni operative a tutela dei lavoratori e delle imprese di afferenza, anche secondo il buon senso.

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