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La fascinazione delle scuole e degli istituti speciali

superando.it   Salvatore Nocera *

Bimbo dietro a un vetroDa qualche anno si sente sempre più spesso che i genitori di alunni con disabilità vengono invitati o chiedono di iscrivere i propri figli a scuole e istituti speciali.
Contrariamente a quello che si crede, le scuole e gli istituti speciali non sono mai stati aboliti in Italia; anzi, l’articolo 328 del Testo Unico della Legislazione Scolastica, approvato con il Decreto Legislativo 297/94, le ha consacrate normativamente addirittura sia come scuole statali che come private.

Di questi tempi, a causa anche della cattiva qualità dell’inclusione scolastica, purtroppo realizzata in un numero crescente di scuole statali, si è aperta una campagna pubblicitaria per stimolare l’iscrizione in scuole speciali, decantandone le meraviglie. E che spesso si tratti di bei locali, riccamente arredati, risponde alla pubblicità di marketing. E tuttavia, non si tiene conto dello scotto che queste ragazze e ragazzi pagano, entrando in locali ben reclamizzati, ma senza contatti normali con il mondo esterno. Sì, talora vengono organizzati incontri con volontari, per non far sentire troppo soli questi allievi, ma non sono i rapporti spontanei che si instaurano nelle classi comuni, dove ormai da cinquant’anni l’Italia cerca di inserire, integrare e includere gli alunni con disabilità.

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Siblings vuol dire (solo) fratelli e sorelle

fonte disabili.com

Pubblico un estratto dell’intervento tenuto da Federico Girelli, Presidente del Comitato Siblings – Sorelle e fratelli di persone con disabilità (www.siblings.it), all’interno del Convegno “Famigli-abile” - Diritti, bisogni e aspirazioni organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità – Centro Nazionale Malattie Rare in collaborazione con Asmara Onlus tenutosi a Roma circa un anno fa.

L’intero contributo è scaricabile cliccando qui:
https://www.disabili.com/images/pdf/Girelli-Siblings.pdf

Circa vent’anni fa con una telefonata del mio (ora) fraterno amico Giulio Iraci è iniziata in Italia l’avventura dei “Siblings”. In quella telefonata Giulio mi chiese se volevamo incontraci per parlare di noi, non dei nostri fratelli con disabilità. Assieme alle altre persone che condivisero con noi quella prima esperienza di scambio e supporto reciproco decidemmo, grazie al consiglio di Anna Zambon Hobart, di chiamarci “Siblings” ovverosia “sorelle e fratelli”. Scegliemmo la denominazione inglese perché il termine siblings ricomprende sia il genere femminile sia il genere maschile, mentre in italiano il significato letterale di “fratelli” fa riferimento ai soli maschi.

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Un mondo di steccati terrà fuori anche i nostri figli

fonte superando.it   Rosa Mauro

Caro Fabrizio Bracconeri, ho aspettato a lungo a scriverti questa lettera [la presente riflessione di Rosa Mauro prende spunto da alcune posizioni pubbliche assunte dall’attore e personaggio televisivo Fabrizio Bracconeri, di cui si può leggere ad esempio a questo link, N.d.R.]. Poi ho deciso di farlo, anche se magari tu non la leggerai, ma chissà, la speranza è l’ultima a morire.
Ho deciso di scrivertela per raccontarti una storia, la tua storia, come l’ho vista io, senza la pretesa che sia la verità assoluta, ma per offrirti uno specchio magari diverso dai soliti.

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Discriminazioni e disabilità: una Legge applicata troppo poco

fonte superando.it

Ogni giorno e in ogni àmbito della loro vita, le persone con disabilità subiscono episodi di discriminazione: succede agli alunni e agli studenti che non ottengono un adeguato numero di ore di assistenza, alle persone in carrozzina che si spostano con i mezzi pubblici, a coloro che sono costretti a pagare quote eccessive di compartecipazione alla spesa sociosanitaria. Tutte situazioni che vengono sanzionate dalla Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), importante strumento giuridico per la tutela dei diritti delle persone con disabilità, che però, a dodici anni dalla sua entrata in vigore, viene applicata ancora troppo poco nei Tribunali italiani.

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Una società inclusiva passa anche per le parole che si usano in aula

fonte disabili.com

Il Rettore dell’Università degli Studi di Padova, Rosario Rizzuto, invita docenti, amministrativi e studenti a usare “persona con disabilità” tanto nella documentazione amministrativa  quanto nelle relazioni interpersonali

La scelta di un certo linguaggio, di determinate parole e termini è una cosa che riguarda ciascuno di noi: se per alcuni di noi si tratta addirittura di ferri del mestiere (vedasi il nostro), per tutti le parole sono comunque strumenti di quotidiano uso. Volenti o nolenti, tutti noi utilizziamo la lingua per comunicare: a volte la bistrattiamo, a volte la eleviamo, ma, quale che sia il nostro intento, ciascuno di noi la utilizza per rappresentare, e dunque costruire la realtà.

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