Stampa

Basta con le scuole che ignorano la normativa sull’inclusione!

fonte "superando.it"

Un genitore che paghi la stessa quota della figlia, un supplemento di spesa per avere un bagno accessibile e anche un’insegnante di sostegno che però non conosce la lingua del Paese di destinazione e che alloggerà in un altro albergo: lascia a dir poco basiti quanto richiesto da una scuola delle Marche a una studentessa con disabilità, per poter partecipare a un viaggio di istruzione insieme alle compagne. «Una vicenda – commenta Salvatore Nocera – che dimostra come ancora molte scuole ignorino bellamente la normativa. Se necessario, però, quel viaggio si può anche far bloccare»

Dito puntato di un uomoLascia letteralmente basiti quanto leggiamo sulla testata «Vivere Osimo.it», che denuncia il caso riguardante una studentessa con disabilità dell’Istituto Comprensivo Superiore Corridoni Campana di Osimo (Ancona).

Stampa

Lettera aperta di una donna con molta disabilità

fonte superando.it  Marietta Di Sario

Foto di spalle a una donna in carrozzina in ombra davanti a una porta-finestra aperta

Nel 2020, in Italia, ci saranno 4,8 milioni di persone con disabilità. Io faccio parte di quel numero. Ma non sono un numero. Sono una persona. Ho un nome e una storia, e invito tutti gli uomini politici di ogni partito ad ascoltarla.

Sono lucana e la mia storia inizia a 4 anni, l’età in cui i bambini dovrebbero correre e giocare. Invece, la poliomielite bussa alla mia porta. Pochi anni dopo non cammino più e da allora la carrozzina diventa la mia inseparabile compagna di vita.
Nel momento in cui vi scrivo – badate bene, grazie ad altre mani, perché le mie non le muovo – sono invalida civile al 100% e non uso gli arti inferiori e superiori: i miei sono stati anni di sofferenze, del corpo e del cuore, e di lotte portate avanti con tenacia.
Da sola non riesco a compiere neppure il più banale gesto e per stare seduta sulla carrozzina devo portare un busto rigido che mi sostiene. Dipendo completamente, in tutto e per tutto, dagli altri ,e chi ama l’autonomia e la libertà, chiuda un attimo gli occhi e provi a pensare a come ci si sente. Anche solo per bere un bicchiere d’acqua, sfogliare un giornale, voltarmi nel letto, scrivere un messaggio, dipendo da altre persone.

La mia vita è stata sempre una dura prova: oltre alla poliomielite e ai numerosi interventi chirurgici alle articolazioni, ho dovuto affrontare un’operazione per asportare un meningioma al cervello. Il mio corpo è stato flagellato, ma nonostante tutto non ho mai smesso di amare la vita e affrontare con fede la sofferenza. Convivere con essa, accettarla e accoglierla per testimoniare il valore e la bellezza della vita, sono tappe di un cammino lungo e difficile, ma che con gioia percorro ogni giorno e che mi conduce ad amare anche il mio corpo provato e la mia vecchia carrozzina.
Il più grande sostegno, in questi anni, mi è arrivato dalla mia famiglia e dall’Associazione UNITALSI. Ma è giusto che il più grande aiuto a un disabile arrivi da un’Associazione di volontari, mentre ci si debba sentire abbandonati dallo Stato?
Oggi, dopo tutti questi anni, mi trovo a riflettere su come sia più semplice per me accettare la mia malattia alla luce della fede, piuttosto che rassegnarmi all’indifferenza di chi ci governa e a un immobilismo legislativo che ferisce e abbandona i cittadini meno fortunati e più soli.

Stampa

Manca l'operatrice sanitaria e il bimbo disabile viene lasciato a digiuno

Un bambino disabile, incapace di nutrirsi da solo, resta senza pranzo in una scuola di Albignasego (Padova), per l'assenza dell'operatrice socio-sanitaria che in genere si occupa di lui.

Se i genitori non fossero accorsi a prenderlo, sarebbe rimasto a digiuno sino alle 14.30. "È l’ennesimo episodio in cui la poca volontà di stanziare fondi sufficienti ai bambini disabili ci crea dei problemi", racconta la mamma del ragazzino a Il Mattino di Padova.

"L’operatrice sanitaria che si occupa di lui, inviata dall’Usl, si era assentata per motivi personali, ma la sua sostituta è andata via alle 13.30, lasciando il cibo impacchettato sul tavolo davanti a mio figlio. Ma lui non è in grado di alimentarsi da solo, va imboccato con del cibo che arriva già tutto frullato. Potevano occuparsene allora le insegnanti, ma hanno preferito chiamare a casa nostra, non fidandosi a somministrare le pietanze. In realtà lo fanno con lo yogurt della merenda, non vedo quindi perché non potessero fare altrettanto con il resto del pranzo, i cui cibi hanno tutti la medesima consistenza. Gli hanno comunque dato il dessert e nel frattempo ci hanno telefonato. Fortunatamente eravamo liberi da impegni e siamo accorsi. Ma se fossimo stati impossibilitati ad arrivare, sarebbe rimasto a digiuno". All’arrivo dei genitori a scuola, il ragazzino è stato consegnato con i recipienti del cibo.

La madre è arrabbiata: "Capisco che ognuno abbia un suo compito, le proprie responsabilità e dei tempi da rispettare, quindi non mi scaglio contro nessuno: però penso anche che occorreva avere del buon cuore. In fondo si tratta di un bambino, un bambino che aveva fame e che non poteva mangiare da solo"

 

Stampa

Mi offro volontaria per la pubblicità

fonte "Superando.it", 6 Ottobre, Rosa Mauro

Ah, la pubblicità… Dicono che non sia vera e che non rispecchi la realtà… Beh, di sicuro è così per quanto riguarda la diversità e la sua rappresentazione. Perché noi, persone con disabilità, per questo variegato mondo che di fatto interessa TV, carta stampata e web, non esistiamo!

Come già in un mio articolo precedente dedicato alla televisione, facciamo un piccolo gioco e immaginiamo che la pubblicità rappresenti la realtà. Da chi sarebbe formato il mondo?
Vediamo, in primo luogo ci sarebbero “sventole in bikini” e “machos in mutande”. Avremmo poi gaie madri che mantengono la taglia 38 anche dopo avere avuto tredici figli, che naturalmente farebbero colazione senza sporcarsi e che andrebbero a scuola senza protestare. Tutti, poi, avrebbero i denti perfetti, sia naturali sia come protesi, e gli anziani sarebbero tutti belli, senza gambe gonfie, fiatella o disturbi di memoria. E ancora, assorbenti miracolosi che ti restituiscono il corpo di una ventenne e ti fanno ballare perfettamente la salsa, altri che ti fanno conquistare l’uomo della tua vita. Ma soprattutto, io non ci sarei e nemmeno mio figlio…
Ah no, un momento. Esisteremmo tipo qualche giorno nella vita, per eventi come Telethon o per la Giornata sull’Autismo, per raccontare le nostre storie che ovviamente si svolgono in una dimensione parallela, e poi essere di nuovo ingoiati nel nulla.

Meglio così, d’altra parte. Infatti, non ho idea di come una persona possa esistere senza:
Lavarsi: manchiamo del tutto dalle pubblicità di saponi, detergenti, bagni schiuma e perfino detergenti intimi.
Vestirsi: avete mai visto pubblicità di negozi, negozietti, magazzini, in cui appaia anche solo di striscio una sedia a rotelle o un bastone? Quindi, a meno di non andare in giro nudi…
Mangiare: che cosa sopravvalutata! Naturalmente noi non mangiamo… Ci avete mai visto addentare un panino del McDonald o anche un semplice cornetto? Dalla grande catena fino al supermercato dal volto umano, non esiste cibo per noi. Sappiatelo.
Cucinare: tanto non mangiamo, a cosa potrebbe servirci? In ogni caso, non ci sono per noi pentole, forni, fornelli, apparecchi robotici di alcun tipo. Non li usiamo mai, ci avete mai visti pubblicizzarli?
Pulire: tanto non possediamo mobili. Le camere da letto, le cucine, i salotti,  perfino le poltrone elettriche, che in teoria sono fatte per noi, non mostrano noi. Non possedendo nulla, cosa dovremmo mai pulire? E in ogni caso non preoccupatevi: non ci sono detersivi, scope, aspirapolveri, robottini rotondi, che mostrino uno di noi in procinto di godersi casa sua.
Comunicare: in un mondo come sarebbe rappresentato dai media pubblicitari, non telefoniamo, non guardiamo apparecchi televisivi né radio, non usiamo smartphone né internet. L’unico che usa qualcosa di tecnologico è il Dottor X! Ah già, lui però è un fumetto Marvel…

Allora, ognuno deve fare la sua parte, cari creativi! Volete essere sovversivi? Non uccidete mamme con gli asteroidi, ma restituiteci finalmente alla vita rappresentata. E quindi mi offro volontaria per le seguenti pubblicità: dentifrici, prodotti alimentari (purché senza glutine), cucine accessibili, poltrone elettriche, soprattutto quelle supermassaggianti, le adoro, e robot da cucina, ché mi piacerebbe provarne qualcun altro, visto che uno lo possiedo. Anche stereo e telefonini, però, vanno bene, la tecnologia mi piace.
Mio figlio, da me interpellato [giovane con disturbo dello spettro autistico, N.d.R.], dice che volentieri testa ogni tariffa telefonica esistente, provandola con le sue canzoni preferite su YouTube. Nemmeno la pizza gli dispiacerebbe. E non preoccupatevi, l’unica cosa che rischiate è qualche protesta da parte degli adolescenti che vogliono vedere l’ennesima supermodella. Ma se ne faranno una ragione!

Stampa

Questa società che ci rende disabili

6 Novembre, fonte superando.it, Simone Fanti

«Nel mio ufficio hanno assunto un’handicappata: adesso mi toccherà lavorare anche per lei!». Oppure: «Ma i disabili fanno sesso?». E ancora: «Il compito è insufficiente, ma è disabile. Regaliamogli la sufficienza». E infine il classicissimo: «Ma sei mongoloide?».
Sono solo alcune delle frasi che si sentono pronunciare sovente dalla gente. Le hanno raccolte in un video gli organizzatori del convegno-dibattito intitolato Senza pietà: compassione e ipocrisia? Più pericolose delle barriere architettoniche, svoltosi il 3 dicembre a Torino, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, a cura della CPD del capoluogo piemontese (Consulta per le Persone in Difficoltà).
Tra gli altri ospiti, Iacopo Melio, Max Ulivieri, Danilo Ragona, Fabrizio Marta… un concentrato di persone dalla lingua tagliente, schiette e dirette, che hanno sempre espresso la loro opinione mettendoci la faccia. Una nuova generazione di stakeholder, “portatori d’interesse” capaci di alzare l’asticella delle battaglie per la cultura della disabilità. Oggi allora li provoco un po’ e con loro anche i Lettori. Oggi sarò scorretto, stando “al gioco” del convegno. Senza pietà dirò la mia.

Condividi su

FacebookTwitterGoogle BookmarksLinkedin