Stampa

Rifiutare l’iscrizione a scuola di un bimbo con disabilità è discriminante

superando.it

Il Tribunale di Milano ha condannato per discriminazione ai danni di un alunno con disabilità una Cooperativa Sociale di Milano che gestisce una scuola paritaria, con classi della scuola d’infanzia e della primaria, per non avere accettato l’iscrizione del bambino alla classe prima elementare.

La vicenda ha avuto inizio nel dicembre 2017, quando i genitori del bimbo hanno provveduto a formalizzare la preiscrizione del bambino alla prima elementare presso lo stesso istituto della scuola materna, proprio per garantirgli la possibilità di continuare a crescere e a studiare con i propri compagni di classe.
Il bambino – che ha un disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, un disturbo del linguaggio e un livello cognitivo borderline – aveva già frequentato per due anni la scuola materna paritaria perché, secondo quanto riferito dai genitori, ciò gli aveva appunto garantito la possibilità di un percorso continuo e integrato tra la scuola d’infanzia e la scuola primaria.

Stampa

40 anni di Legge Basaglia, 20 milioni di italiani curati fuori dai manicomi

zeroviolenza.it    
Maria Giovanna Faiella, Corriere della Sera

Ogni anno circa 800mila italiani sono assistiti nei Dipartimenti di salute mentale, significa che circa venti milioni di persone, in quarant’anni, sono state curate e seguite senza essere rinchiuse nei manicomi.
È la stima degli esperti della Società italiana di psichiatria (Sip), in occasione dei quarant’anni di vita della legge 180.


Una ricorrenza che non è una semplice “celebrazione” di una legge definita rivoluzionaria, ma un’occasione di fare il punto sulle criticità dell’assistenza psichiatrica ancora presenti nel nostro Paese, a cominciare dalla disomogeneità delle cure da una regione all’altra, e persino da un dipartimento di salute mentale all’altro, e dalle scarse risorse che il Servizio sanitario nazionale riserva alla salute mentale, nonostante i “numeri” delle malattie mentali siano in costante aumento.

Stampa

Le “tre leggi non scritte” dei caregiver familiari

superando.it  Silvia Abbate

Ho deciso di scrivere questo articolo perché sento il bisogno di dare voce a tutti “noi” che facciamo parte del popolo dei caregiver familiari.
Chi mi conosce sa che lavoro nel campo delle relazioni d’aiuto, ma ora non vesto i panni professionali, scrivo in quanto madre e caregiver familiare di due bambine con disabilità.

Noi caregiver siamo abituati a vivere in assenza dell’essenziale, e a vivere quotidianamente condizionati da limiti fisici e ambientali, tra sedie a rotelle, macchinari per la respirazione e/o per l’alimentazione e barriere architettoniche di ogni sorta. Per non parlare delle mille lotte per l’essenziale (prescrizione degli ausili, prenotazione delle visite mediche, cure farmacologiche, sostegno a scuola ecc.), e dei connessi mille incartamenti burocratici snervanti. Dover rivendicare diritti “a gran voce” ogni singolo giorno, condizione sine qua non per garantire cure adeguate alla persona amata.
Noi che forse ora più che mai possiamo farvi conoscere e comprendere il nostro invisibile mondo e le leggi non scritte che lo regolano.

Stampa

Una nuova società non potrà prescindere dal fattore umano

superando.it   Antonio Giuseppe Malafarina

Dipinto sull’amicizia di Eva Martinez Olalla

L’ho detto e lo ripeto: se la società di prima non ci andava bene, abbiamo il dovere di cambiarla. Non è un dovere verso gli altri, uno di quei doveri che ci stanno stretti. Cioè, non è solo questo. È un dovere diretto a noi stessi. È un dovere-opportunità.
Cambiare è un’azione che dobbiamo alla nostra coerenza nell’ottica della disapprovazione che manifestavamo prima. In questo cambiamento le persone con disabilità non solo potrebbero avere nuove possibilità, ma potrebbero essere modelli fondamentali del cambiamento. Dobbiamo inglobare nel nostro avvenire il concetto di fattore umano.

Stampa

Sudore, lacrime e sfruttamento

ilmanifesto.it

Paola, la bracciante. «Io e tanti migranti siamo schiavi anche in pandemia. Il contratto è una concessione e moriamo giovani»

I braccianti, soprattutto migranti, durante questa pandemia hanno conosciuto il volto più ipocrita dello Stato. Sono stati considerati fondamentali in quanto utili alla produzione agricola del Paese, mentre continuavano ad essere ogni giorno reclutati da caporali e padroni nelle piazze di molte città italiane e sfruttati in molte aziende agricole. La pandemia ha cambiato spesso in peggio la loro condizione. Obbligati a lavorare senza mascherine e guanti, alcuni hanno usato per proteggersi sciarpe pesanti avvolte sul viso mentre eseguivano gli ordini del capo di turno. Hanno visto spesso aumentare le ore di lavoro quotidiano mentre continuavano a vivere in ghetti, baracche, residence abbandonati, lungo una filiera dello sfruttamento che è diventata la colonna vertebrale di un’economia mafiosa ogni anno più sviluppata. La sera poi Conte li ringraziava durante la consueta conferenza stampa.

Condividi su

FacebookTwitterGoogle BookmarksLinkedin