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Rinascere più umani, tutti insieme

superando.it   Carla Volpe *

Ora l’obiettivo dev’essere quello di rinascere dalle “macerie” del Covid-19. Chi? Tutti, anche l’attività più effimera o i soggetti più deboli devono avere il loro posto nella vita della comunità e concorrere al benessere dell’umanità. Quando? Quando sarà pronto un piano organizzativo chiaro, a tutela della salute pubblica, con l’ok degli scienziati. Come? Con una chiara visione d’insieme, nella consapevolezza che Homo homini coronavirus, ovvero che tutti saremo una “minaccia” per gli altri, reciprocamente, ancora per un lungo periodo.

L’adozione delle misure di sicurezza e il distanziamento sociale comportano un rallentamento e questo significa dover aumentare il tempo lavoro e/o ridurre la produzione, tanto di beni quanto di servizi, bandendo la cottimizzazione del lavoro e assecondando nuovi criteri di “crescita”.
Dal canto suo, la Politica dovrà supportare la situazione economica, investendo in un fisco che non schiacci il lavoro, specie il più minuto e quello del Terzo Settore, a salvaguardia dei più deboli e dei loro caregiver, purtroppo rimasti doppiamente invisibili

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Da dove ricominciare? Dai diritti umani delle persone con disabilità

superando.it, Roberto Speziale *

Gli ultimi mesi ci hanno, in qualche modo, travolti, mettendo a dura prova le nostre capacità di resistenza, di resilienza, svelando in molti casi impietosamente le grandi fragilità e le grandi diseguaglianze presenti nel nostro sistema e i loro potenziali effetti, realmente drammatici, sulla vita di noi tutti e in particolare su quella delle persone più vulnerabili, quelle già a maggior rischio di esclusione, segregazione, discriminazione, ancor prima che scoppiasse questa emergenza.

Il virus che ha colpito il mondo intero, costringendoci a rivedere pesantemente tutte le nostre abitudini di vita, sta lasciando in noi, persone con disabilità, famiglie, operatori del settore, pesanti ferite. Ci siamo scontrati con l’indifferenza delle Istituzioni, con la necessità di provvedere, praticamente da soli, a mettere il più possibile al sicuro le persone con disabilità e i servizi che frequentano e in cui in molti casi vivono, a supportare la famiglie, nella maggior parte dei casi lasciate completamente sole. A dover ricordare – letteralmente parlando – alle Istituzioni la nostra esistenza.
Ci siamo trovati, nostro malgrado, a doverci stringere attorno alle nostre famiglie in lutto per la perdita dei propri figli. Abbiamo assistito ad atti di vero e proprio “eroismo” da parte di operatori, di famiglie… pronti a fare grandi sacrifici e scelte difficili per tutelare la salute delle persone con disabilità, per metterle il più possibile al riparo da rischi che per loro possono assumere, ancor di più che per il resto della popolazione, tinte drammatiche.
Abbiamo quindi anche riscoperto risorse, rimesso a posto priorità, scoperto nuovi modi di fare le cose e soprattutto scoperto la possibilità e la forza di restare vicini, nonostante le distanze fisiche.

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Disabilità e bonus 600 euro: lettera aperta al Governo

https://www.redattoresociale.it/article/notiziario/disabilita_e_bonus_600_euro_lettera_aperta_al_governo

Nella misura “sono stati introdotti elementi che comportano una ingiustificabile disparità di trattamento per i lavoratori autonomi invalidi: se questi percepiscono una integrazione al reddito appunto in ragione della loro invalidità vengono esclusi”: dopo la risposta rassicurante di Inps, ora Fish, Fand, Favo, Uniamo e Ail scrivono al governo

L'Inps ha risposto, ora tocca al governo: in merito alla compatibilità tra bonus di 600 euro e pensioni d'invalidità, Fish, Fand, Favo, Uniamo e Ail chiedono chiarimenti e rassicurazioni in una lettera aperta appena diffusa.

“Fra i recenti provvedimenti straordinari assunti in occasione dell’emergenza COVID-19 c’è anche il noto bonus di 600 euro, misura pensata per sostenere i lavoratori autonomi (comprese le cosiddette “partite IVA”) altrimenti privi di strumenti di protezione e di integrazione del reddito come la cassa integrazione – scrivono - È senz’altro una misura che tenta di supportare una ampia fascia di persone in probabile difficoltà economica”.

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La disabilità non può essere una questione privata

superando.it  Stefano Onnis *

Siamo in molti, in questi giorni, ad essere reclusi in casa. «Come dei disabili», ha scritto qualcuno ed era qualcuno per cui la disabilità è un habitus, e quindi sottointendeva: «Beh, almeno adesso vi sentite un po’ come noi!». Ma il “mal comune, mezzo gaudio” non è un virus che attecchisce bene, a quanto pare. Perché la disabilità resta – continua a restare – una questione privata, anche ai tempi del Covid-19.

Non mi sto riferendo alla disabilità di tipo fisico o sensoriale («Ma tanto quelli già da prima nun uscivano!», potrebbe dire qualcuno). Sto pensando ai disabili intellettivi, quelli a cui, per capirci, nessuno telefonava prima per uscire a fare un aperitivo e nessuno telefonerà dopo, passata la tempesta.
Eppure, la reclusione che tutti stiamo vivendo in questo momento è principalmente proprio di tipo relazionale: è come se le nostre performance affettive extrafamiliari fossero al momento in standby, come se i nostri dispositivi relazionali fossero momentaneamente disabilitati.
E come genitori – di bimbi “belli e normali” – ora che forse in parte potremmo provare, almeno alla lontana, a capire l’angosciante domanda di un genitore di un figlio con disabilità intellettiva – «E ora, che gli faccio fare? Come lo distraggo?», ora che ogni singolo momento è privato di servizi educativi e ricreativi – restiamo lo stesso troppo presi da nuovi irrinunciabili problemi ai tempi delle videocall.

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È terribile una civiltà che pianifica chi sta sopra e chi sta sotto

Antonio Giuseppe Malafarina

L’eugenetica come pratica della salvaguardia della razza nasce millenni fa, anche se il termine è stato coniato nel 1883 dal naturalista inglese Francis Galton. Figlia del suo tempo, vuoi per ragioni di sopravvivenza, vuoi per approccio evoluzionistico, è stata metodica prediletta dal nazismo, ma serenamente applicata anche dopo la seconda guerra mondiale nei civilissimi Stati Uniti e in altre nazioni.
Ora sento in questi giorni che proprio gli USA decidono che in alcuni dei propri Stati le persone con disabilità saranno sacrificate rispetto ai sani, in caso di necessità di cura per coronavirus. In molti, anche americani, si sono ribellati. Faticosamente mantengo la calma aggrappato alla storia e al buon senso.

La notizia è stata riportata qualche giorno fa da «Avvenire.it», illustrando appunto la scelta di molti Stati dell’Unione di non curare persone con diverse disabilità per consentire la cura delle altre persone. La questione ruota attorno ai ventilatori meccanici, le macchine per respirare che hanno sostituito il polmone d’acciaio. Siccome le apparecchiature non sarebbero sufficienti per tutti, a un certo punto si tratterà di scegliere e allora certe persone con disabilità verranno sacrificate.
Le Associazioni si sono ribellate, come racconta lo stesso giornale, attraverso la penna di Elena Molinari. È partita qualche denuncia in nome dei diritti civili, cioè del diritto alla vita, diritto inalienabile insito nell’uomo e garantito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Gli Stati Uniti, però, sembra siano “allergici” alle Convenzioni, tant’è che, pur figurando tra i firmatari, non hanno mai ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Loro sono oltre. Sono al di sopra.

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