Dedicato a Laura

Sono questi i giorni, cara Laura, in cui ricorre l'anniversario della tua morte... E’ trascorso poco tempo da che si é spezzato il sogno di una bella ragazza autistica come Te che, nemmeno diciassettenne, é stata strappata all'affetto dei suoi cari e a quello degli amici più intimi.

Forse é strano ma mentre ti scrivo continuo a pensare che troppo a lungo ci hanno spiegato come da una parte ci sarebbero quelli come te (autistici e non solo), etichettati sbrigativamente come "diversamente abili", e dall'altra noi, i cosiddetti "abili" (almeno così devo ritenere che ci considerino). Ma abili a cosa, mi chiedo? All'egoismo? All’oblio? Abili all'intolleranza, all'arroganza, all'ipocrisia? Abili a mostrare una solidarietà di facciata? A cos'altro sennò?

Ti aggiungo che non è la prima volta che mi pongo questa domanda, mi succede spesso anche quando sono con mio figlio… E’ allora che capisco davvero cosa sono l'Amore, la Sincerità, la Gioia… Sentimenti che, con altri, riesce a donarmi, nonostante la sofferenza che si porta dentro e la pena, inconfessata, che scaturisce da una vita che non riesce a godere appieno come sarebbe giusto.

Vedo sorridere Gabriele, lo sento abbracciarmi, sostenermi, incoraggiarmi, invitarmi a non mollare quando scorge sul mio viso quel velo di tristezza e delusione che non sono riuscito a simulare: proprio lui che avrebbe tutte le ragioni per dolersi e scagliarsi contro questo "strano" mondo che si limita solo a definirlo un "diversamente abile" di cui occuparsi, magari, un giorno all'anno, quando si accendono i riflettori della ribalta e "improvvisamente" ministri e sottosegretari, responsabili di servizi sociali e sanitari, burocrati grigi e mediocri, giornalisti, scrittori, giornalisti-scrittori alla caccia perenne di visibilità, escono dal loro letargo e fanno finta di ricordarsi che siete Persone come noi, prima ancora che "semplicemente" Autistici.

È solo stando con Gabriele che mi rendo fino in fondo conto di quanto sono fortunato. Fortunato perché le cose che riesce a donarmi superano ampiamente quelle che riesco a regalare a lui; fortunato perché mi insegna ad apprezzare ciò che altrimenti non riuscirei nemmeno a percepire: la felicità per un semplice sorriso, un semplice abbraccio, una semplice carezza, una semplice emozione… Insomma, cara Laura, altro che "normali"… Temo che di normale abbiamo veramente poco, forse addirittura nulla.

E il timore diventa sicurezza quando penso a quanti di noi, per esempio, in queste ore che precedono il Natale, la festa che dovrebbe essere di Tutti, rivolgono un pensiero o una preghiera, che non sia rituale, verso chi soffre, verso chi non ha un lavoro o una casa, verso chi, in notti fredde come queste, dorme sotto un ponte, in compagnia di un cartoccio di vino, destinato a fungere da termosifone, e di un giaciglio di cartoni rubati all'ipermercato vicino, dove va in onda la no stop della fiera dell'effimero e della vanità a tutti i costi. Verso chi vive in un Paese del mondo martoriato dalla fame o dalla guerra. Verso chi è malato. Verso chi è solo. Verso i Deboli e gli Ultimi, che continuano a essere emarginati e a vedere calpestati i loro diritti primari e la loro dignità.

Ecco, Laura: io credo che da lassù tu ti sia fatta un'idea abbastanza precisa di quanto vadano malaccio le cose in questa pazza terra che hai lasciato. Te ne parlerà meglio di me Franco (Bomprezzi: ma non importa se non ti ricordi il nome. D'altra parte Lui è “nuovo” del paradiso). Uno che per fare più in fretta ti verrà incontro in carrozzina! Uno che di diritti violati se ne intende, eccome! Uno che è sempre stato dalla parte dei Perdenti! Uno che ti insegnerà sicuramente tante belle cose, le stesse che noi "normali" non siamo stati capaci di insegnarti quando eri tra noi!

Ti devo salutare. Lo faccio lasciandoti sulla scia delle note e delle immagini del video che ho preparato per te. Il protagonista è Gabriele, che tu hai conosciuto, Autistico come sei stata tu, Autistico come Giulia, Ivano, Andrea, Edoardo, Fabrizio, Debora, Michele, Eugenio, Sara, Guido, Ivan, Hilary, Marco, Luca, come sedicimila Persone che vivono in Piemonte e circa seicentomila in tutta Italia: amici che ti abbracciano e ti sentono vicina.

Tu da Lassù, da quell'angolo di cielo in cui, come ho già scritto nel blog, sicuramente continui a vivere, prega per noi, perdona le nostre miserie e possibilmente aiutaci a essere "meno" abili e "più" diversamente abili ad apprezzare quei valori che abbiamo smarrito, senza i quali – davvero – la nostra vita rischia di essere poca cosa.

Abbraccio con rispetto i tuoi familiari, a cominciare da mamma Tiziana. Ti auguro un buon Natale, lo auguro a tutti gli autistici del mondo e alle loro famiglie.

Ciao Laura, ciao Franco…

Gabriele, Ileana, Gianfranco

ILEANA: per un bellissimo 7 Ottobre

Cara Ileana,

oggi è il tuo compleanno. Ho pensato di regalarti il video che vedi qui sotto… Sentirai che ad accompagnarlo è una colonna sonora il cui titolo spiega, sicuramente più e meglio di quanto potrei fare io, quello che rappresenti per papà.

Gabriele, insieme a me, ti porge in questo modo gli auguri più cari. Auguri di serenità, di benessere, di pace.

COME ERAVAMO... E COME SIAMO RIMASTI? (Parte terza)

Nel dicembre 2003 (si avviava a conclusione il cosiddetto “Anno del disabile”) fui invitato a un dibattito televisivo. Lo ripropongo integralmente (scusandomi una volta ancora per la presenza di un intermezzo pubblicitario) in questa che è la terza e ultima parte del mio reportage. Mi permetto di segnalare la testimonianza, che ancora oggi definisco stupenda, di Rosaria – la mamma della “ragazza scesa dalla luna” – che, con umanità e fierezza, testimonia la sua difficile condizione. Invito anche ad ascoltare l’ultimo intervento telefonico di un telespettatore: un padre di settantasette anni con una figlia di quarantatré. Quando si parla del “dopo di noi” occorrerebbe farlo dando sempre voce alle realtà delle persone, invece delle rituali banali illustrazioni “dell’esperto” di turno. Sono trascorsi quattordici anni. La mia impressione è che questo dibattito si è svolto ieri…

Ma, allora, il tempo si è fermato?

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