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Diario di un ragazzo autistico: la felicità

Federico De Rosa - La Stampa

Pensieri ed esperienze di un 27enne abituato a parlare poco. Ma che racconta la sua vita e le sue emozioni scrivendo.

La società ritiene prevalentemente che essere autistico sia triste perché nell'autismo vede un limite che nega la realizzazione umana e quindi la felicità. Ma io devo dire che di autistici ne ho conosciuti tanti e quasi tutti, nel loro mondo e a loro modo, mi sono sembrati tutt'altro che tristi. Io li direi diversamente felici. Certo non possono essere normalmente felici, i limiti del loro autismo spesso lo negano, ma non sembra che di questo gli importi.

Gli autoproclamati "normali" a me appaiono spesso infelici e più precisamente direi oppressi da chissà cosa oppure spenti, ossia a secco di speranza per il futuro. Io stesso che sono una persona autistica mi sento felice.

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Se l'insegnante di sostegno non sa fare il suo mestiere, addio apprendimento per i disabili

Mattia Abbate * - La Repubblica

Finalmente, dopo due anni passati nella più totale incertezza, si è tornati a scuola in presenza. Se le preoccupazioni di molti erano di riabituarsi alla routine scolastica, mettersi nell'ottica di studiare regolarmente o rimanere concentrati durante le lezioni, il mio vero problema era l'insegnante di sostegno. Il fatto è che, da quando vado al liceo, l'insegnante di sostegno è ogni anno una grandissima incognita: certo, ho il diritto al sostegno, ma troveranno qualcuno con le competenze adeguate, visto che frequento il classico? Sarà di ruolo? Ebbene, quest'anno effettivamente l'insegnante di sostegno assegnatomi è di ruolo, peccato che sulle sue competenze sia meglio stendere un velo pietoso. Non solo il professore non conosce né il greco, né il latino, ma capisce l'inglese quanto io potrei capire il sanscrito. Che problema c'è? Se sa prendere bene gli appunti nelle altre materie, si può anche trovare una soluzione. Anche il prendere gli appunti si è rivelata un'impresa titanica. "Come faccio a scrivere se il professore parla velocemente?" Forse la domanda andrebbe posta ai miei compagni di classe che seguono senza alcun problema le lezioni di storia e filosofia. Avevo già avuto insegnanti di sostegno improbabili, però come dice il detto: "Al peggio non c'è mai fine".

Lettera firmata

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Spesa media UE sulla disabilità

Portale Autismo

Come sappiamo l’autismo è un disturbo organico che rientra tra le disabilità. Proprio per questo abbiamo chiesto al sito “Statistics and Data” di realizzare un approfondimento sulle spese per disabilità delle singole nazioni. 

Siamo partiti da alcune domande. Quali sono le nazioni in Europa che spendono più in disabilità (procapite)? In che posizione è l’Italia rispetto agli altri Paesi Europei?

Le nazioni che spendono di più in disabilità. Partiamo con un primo dato. Le nazioni in Europa che spendono di più (per abitanti) per la disabilità, nel 2018, sono Norvegia, Danimarca e Lussemburgo. La Norvegia ha un valore di quasi 3000 euro pro-capite ed è la prima nazione di tutta l’Europa. Al secondo posto troviamo la Danimarca, distanziata di quasi 800 euro e al terzo posto il Lussemburgo che ha un valore leggermente inferiore ai 2000 euro. La media europea dei 27 Paesi UE di questo valore è pari a 565,78 euro. Sono quindi 12 le nazioni che hanno un valore più alto della media tra cui Germania e Francia.

Quanto spende l’Italia per la disabilità E l’Italia in che posizione è e quanto spende per la disabilità? Nel 2018 l’Italia è al quindicesimo posto con una spesa pro-capite di 426,10 euro. Il dato è di quasi 140 euro inferiore rispetto alla media. Per non parlare della distanza rispetto ai primi Paesi come la Norvegia. Rispetto a quest’ultima infatti l’Italia ha un valore decisamente inferiore. In termini assoluti l’Italia è indietro di 2555 euro.
 
Di seguito si può vedere, nella mappa ad albero, la distribuzione dei valori tra tutte le nazioni.
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Autismo, e se c'entrasse (anche) il microbiota?

 Lisa Cesco - La Nuova Venezia

Nell'intestino dei bambini con questa patologia batteri diversi da quelli dei loro coetanei. Indipendenti dalla dieta e che possono influenzare il sistema nervoso centrale: lo studio della Chinese University of Hong Kong.

Nell'intestino c’è una fabbrica che distilla batteri preziosi per la nostra salute, il microbiota, una pluralità di microrganismi che i ricercatori stanno incominciando ad esplorare per individuare nuove strategie di diagnosi precoce delle malattie. Anche le più difficili da afferrare, come l’autismo: proprio indagando il microbiota, una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Gut ha individuato i marcatori di un gruppo di batteri che hanno il potenziale per diventare indicatori predittivi della malattia.

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L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità: un esempio di Regolamento per la gestione delle aule di sostegno

In un momento storico nel quale, come certifica l’ISTAT, sono ancora in crescita gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane (con un più 3,3% del totale degli iscritti), la situazione relativa alla loro integrazione, a partire dai luoghi fisici, non sempre brilla. Rimane, infatti, scarsa l’accessibilità per gli alunni con disabilità motoria, garantita soltanto dal 34% delle scuole, e particolarmente critica la disponibilità di ausili per gli alunni con disabilità sensoriale (il 2% delle scuole). Soltanto nel 15% degli edifici scolastici sono stati effettuati lavori per abbattere barriere architettoniche. Il rapporto alunno-insegnante per il sostegno è migliore delle previsioni di legge, ma è carente la formazione: un insegnante su 3 è selezionato dalle liste curriculari anche se la formazione massiccia nelle università, con i TFA, giunti al quinto ciclo, ci auguriamo faccia cambiare qualcosa.

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