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Permessi lavorativi Legge 104

handylex.org

La norma originaria e principale in materia di permessi lavorativi retribuiti è la Legge quadro sull'handicap (Legge 5 febbraio 1992, n. 104) che all'articolo 33 prevede agevolazioni lavorative per i familiari che assistono persone con handicap e per gli stessi lavoratori con disabilità e che consistono in tre giorni di permesso mensile o, in alcuni casi, in due ore di permesso giornaliero.

Principalmente ad occuparsi dei permessi lavorativi previsti dall'articolo 33 della Legge 104/1992, sono stati gli enti previdenziali (INPS e INPDAP, solo per citare i principali) emanando circolari ora applicative ora esplicative. Non sempre le indicazioni fornite dai diversi enti sono fra loro omogenee.

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Ido sfata i pregiudizi: bambini con autismo sopraffatti dalle emozioni

superabile.it

"È stato ormai sfatato il pregiudizio secondo cui si riteneva che i bambini con autismo non fossero toccati dalle emozioni. È esattamente il contrario: loro rischiano di essere sopraffatti dalle emozioni. Dobbiamo partire da questa specifica difficoltà che mostrano, fin dall'inizio e con gradualità diverse, nel 'volgersi verso’ l'altro".

Parte da qui Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell'Istituto di Ortofonologia (IdO),  per spiegare come 'Comunicare (anche senza parole) nell'autismo. Il contagio emotivo ai tempi del Covid'.

"È una dimensione innata, quella che ci fa 'volgere verso'- precisa la psicoanalista- e non è così presente nei bambini con disturbi dello spettro autistico. Non sono recettivi alle gestualità e alle tonalità vocali, e non perché non siano in grado di sentirle o di vederle, ma proprio perché non riescono a volgere l'attenzione verso l'altro". In questa dinamica "non possiamo tenere in vita una conversazione se non si è a due- prosegue Di Renzo- ed è molto facile che le persone che interagiscano con i bambini coinvolti nei disturbi dello spettro autistico, non ricevendo una risposta, diventano dei partner conversazionali meno attivi".

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Disabilità e riduzione del distanziamento, “si colma un vuoto normativo”

redattoresociale.it

Sulla possibilità, per le persone con disabilità, di ridurre il distanziamento sociale con operatori e assistenti”, prevista dall'articolo 9 del Dpcm 18 maggio, il dibattito continua. Ricordiamo il testo della norma: "Le persone con disabilità motorie o con disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettiva o sensoriale o problematiche psichiatriche e comportamentali o non autosufficienti con necessità di supporto, possono ridurre il distanziamento sociale con i propri accompagnatori o operatori di assistenza, operanti a qualsiasi titolo, al di sotto della distanza previstaDopo le osservazioni critiche di Pietro Barbieri e di alcuni caregiver familiari, anche rappresentanti di associazioni intervengono nel merito della questione.

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Autismo, femmine non sarebbero dotate di una “protezione” dai fattori di rischio secondo studio

notiziescientifiche.it

Il rischio di autismo per i bambini che hanno la madre con un fratello/sorella con un disturbo dello spettro autistico (ASD) è più alto di quello della popolazione generale ma non più di quanto previsto per i parenti di secondo grado entro una generazione, e solo leggermente più di quanto osservato per i padri con fratelli con ASD. È quanto suggerisce un nuovo studio finanziato dai National Institutes of Health statunitensi.

 

In sostanza un bambino con una madre che ha un fratello/sorella con un disturbo dello spettro autistico (ASD) non ha probabilità significativamente maggiori di sviluppare autismo rispetto ai bambini con un padre che ha un fratello/sorella con un disturbo dello spettro autistico. Si tratta di un’informazione importante in quanto contrasta con la teoria secondo cui le femmine sono dotate di un effetto protettivo nei confronti della ASD ma possono comunque trasmettere figli i fattori di rischio familiari.
Lo studio è stato pubblicato su Biological Psychiatry.

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Costanza Colombi, la psicologa italiana che dal Michigan aiuta le famiglie con bambini autistici

repubblica.it

Ann Arbor, in Michigan, dista circa settemila chilometri da Piacenza e questa distanza non è mai sembrata così enorme come in questi mesi di pandemia da Coronavirus. Perciò, Costanza Colombi, 44 anni, psicologa clinica e dello sviluppo, ha vissuto con trepidazione e ansia inconsueta i giorni terribili durante i quali il Nord Italia è stato duramente colpito dal virus. La psicologa, specializzata nella diagnosi e nel trattamento dell’autismo nella prima infanzia, è originaria del Piacentino (Pontenure) ma vive e lavora in Michigan dove è Assistant Professor nel Dipartimento di Psichiatria dell’Università. L’abbiamo raggiunta via Skype per raccogliere la sua testimonianza di persona e di medico che proprio perché capisce la disperazione del momento dà vita ad un progetto destinato alle famiglie che hanno un bambino affetto da autismo.

 

Da Piacenza ad Ann Arbor

Dopo la laurea in psicologia all’Università di Parma, Costanza ha svolto il dottorato di ricerca presso il Mind Institute all’università della California in Sacramento, a fianco di Sally Rogers, luminare negli studi sull’autismo. Successivamente ha lavorato con Cathy Lord all’Università del Michigan dove attualmente è professore associato nel Dipartimento di Psichiatria. “Dal 2011 al 2013 - racconta la psicologa - sono rientrata in Italia per due anni insieme a mio figlio Noah che aveva solo 5 mesi mentre mio marito, anche lui italiano, è rimasto negli Stati Uniti”. Poi la famiglia si è riunita e oggi vivono tutti insieme nel Michigan, ad Ann Arbor, famosa per avere lo stadio più grande degli Stati Uniti.

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